Negli ultimi dieci anni il foil ha rivoluzionato il mondo della nautica. Prima sulle barche da regata, poi sui windsurf, sui kite, sulle tavole da surf… fino a creare una vera e propria mania: il Wing Foil. Uno sport giovane, leggero, sorprendentemente accessibile, che ha portato un contributo enorme a tutti gli sport d’acqua.
Il motivo è semplice: il foil, con la sua capacità di sollevare la tavola dall’acqua, rende tutto più facile. Non servono anni di sacrifici come nella vela tradizionale o nel windsurf. Non servono attrezzature ingombranti. Non servono venti estremi. Con una spesa contenuta e un po’ di pratica, chiunque può provare la sensazione di volare sull’acqua.
È uno sport che unisce trasporto, divertimento, velocità, salti, manovre e libertà. Un attrezzo che, con il minimo sforzo, offre la massima resa. Il gioco è fatto.
Io, personalmente, sono affascinato dall’idea di provarlo. Nel frattempo lo osservo, lo studio, lo fotografo. Cerco gli angoli giusti, le posizioni, le luci, le ombre. La profondità del lago, le luci d’inverno, la posizione del sole… tutto cambia in un attimo. E scattare a mano libera, con un teleobiettivo, mentre il vento taglia l’acqua, non è stato affatto semplice.
Ma è proprio lì, a Prà di Valmadrera, che ho capito una cosa: il Wing Foil non è solo uno sport. È un nuovo modo di leggere il vento, di ascoltare l’acqua, di stare dentro il paesaggio.
E forse è per questo che continua a crescere. Perché non è solo tecnica: è emozione pura.
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